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Articolo dal quotidiano L'Avvenire del 16 giugno 2011

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Diabete
Apertura del centro ricerche malattie rare ad indirizzo endocrino-metabolico
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Le terapia del timo
La ghiandola del timo è un organo sul cui significato fisiologico ci sono state negli anni varie discussioni. Già Paracelso usava il timo nel trattamento delle malattie infettive, ma è soltanto dal 1938 che la terapia del timo ha raggiunto il suo apice. Lo svedese Sandberg, che studiava il sistema endocrino e la resistenza alle infezioni, arrivò a scoprire una connessione diretta tra le modifiche della ghiandola del timo e le difese immunitarie e la capacità dei fattori timoidi di influenzare il sistema di difesa dell’organismo. In qualità di ricercatore in endocrinologia posso fare un’ affermazione che può generare discussione speculativa, come quella che le paratiroidi inferiori, quando presenti, provengono da un’ invaginazione del timo in fase embriologica e quindi mantengono una funzione regolatrice dell’impianto immunitario nella fase adulta, quando la ghiandola del timo per un processo di atrofizzazione diminuisce la sua funzionalità. La terapia del timo è una terapia di rigenerazione particolarmente adatta al paziente geriatrico, da oggi con gli ultimi studi si è dimostrata l’efficacia nei confronti di pazienti in chemioterapia e radioterapia, sia in fase di riposo terapeutico che in fase di terapia attiva. Il processo di invecchiamento del sistema immunologico concerne soprattutto il sistema dei linfociti T, quindi quella parte del sistema che più dipende dalla ghiandola del timo. La ghiandola del timo raggiunge il suo peso massimo durante la pubertà. Da quel momento in poi si ha un ridimensionamento e una trasformazione in tessuti grassi e connettivi che riguardano soprattutto la corteccia. Il timo produce una serie di fattori che inducono la maturazione e la differenzazione dei linfociti T come pure la loro attività. Dopo i 25 anni anche la sintesi dei fattori timoidi si riduce. Dopo i 60 anni si possono evidenziare nell’organismo ormai soltanto minime concentrazioni di questi messaggeri, benchè anche in età avanzata la ghiandola del timo conservi un minimo di attività biosintetica che può essere aumentata dalla somministrazione di preparati idonei. Studi di base hanno dimostrato che una timectomia in giovani ratti (non condivido la sperimentazione, ma non posso non tener conto del dato) porta ad un invecchiamento anticipato del sistema immunologico, mentre una somministrazione di preparati al timo in animali anziani porta ad una riattivazione del sistema dei linfociti T. Quando parliamo di sistema immunologico invecchiato intendiamo la manifestazione clinica con maggiore frequenza di infezioni (di tipo virale, fungineo e batterico con caratteristica di resistenza) che con l’età hanno sempre un decorso impegnativo. Al di là degli ottimi risultati ottenibili nel paziente anziano, l’ideale sarebbe una profilassi annuale della terapia con ghiandola del timo a partire dal venticinquesimo anno di età, periodo nel quale la ghiandola inizia a riassorbirsi. Queste affermazioni venivano da me fatte nel 2003, una meta analisi appena pubblicata dalla Cochrane mi ha dato ragione. Per i non addetti, la meta analisi e il massimo che una pubblicazione scientifica può dare, sulle meta analisi si programmano le linee guida. Quindi nessuno può mettere più in discussione dal punto di vista scientifico la validità della terapia con lisati di timo.
Dott. Samorindo Peci M.D. Direttore scientifico Cerifos
timo e cancro.pdf

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